Vachellia nilotica – Acacia nilotica
Vachellia nilotica, ovvero l'acacia nilotica, è uno degli alberi più riconoscibili delle regioni aride dell'Africa e dell'Asia meridionale. Per oltre due secoli è stata conosciuta dai botanici come Acacia nilotica o Acacia arabica; quest'ultimo nome è ancora utilizzato in molti cataloghi di semi e nelle pubblicazioni pratiche. La specie fu descritta già da Carlo Linneo nel 1753 come Mimosa nilotica; l'epiteto specifico richiama il Nilo, lungo il quale l'albero era stato conosciuto per primo dagli europei. Nel 2005, in seguito alla suddivisione dell'enorme genere Acacia, le specie africane e asiatiche con spine semplici furono trasferite nel genere Vachellia, mentre il nome Acacia fu conservato principalmente per le acacie australiane.
L'acacia nilotica riunisce caratteristiche tipiche degli alberi della savana: una chioma fitta che offre ombra, spine che la proteggono dal pascolo, un apparato radicale profondo e la capacità di fissare l'azoto. Nei Paesi d'origine è un albero multifunzionale: fornisce gomma arabica, tannini, legname, foraggio e rimedi della medicina popolare, ma allo stesso tempo può diventare un'erba infestante problematica nei luoghi in cui è stata introdotta. Per i giardinieri delle regioni più fredde d'Europa è soprattutto un'attraente pianta da coltivare in vaso, dall'aspetto esotico e dalla storia interessante.
Descrizione botanica e portamento della pianta
Vachellia nilotica è un albero o un grande arbusto che raggiunge solitamente 5-20 m di altezza e, nelle condizioni ripariali più favorevoli, anche circa 25 m. Il tronco è corto e grosso, negli esemplari vecchi con un diametro fino a 1 m, ricoperto da una corteccia marrone scuro o quasi nera, profondamente fessurata. Dalle lesioni della corteccia fuoriesce una gomma rossastra e trasparente. La chioma è fitta, globosa o a ombrello; negli alberi che crescono in aree soggette a inondazioni è spesso più appiattita. I giovani rami sono brunastri e densamente pelosi, con coppie di spine diritte, grigio chiaro, lunghe 1-5 cm, che spuntano alla base delle foglie; negli alberi più vecchi le spine diventano rade o scompaiono.
Le foglie sono bipennate, composte da 3-12 paia di ramificazioni, ciascuna delle quali porta da una dozzina a diverse decine di paia di piccole foglioline strette. Il fogliame varia dal verde opaco al verde grigiastro e conferisce alla chioma un aspetto delicato e arioso. I fiori sono molto piccoli, riuniti in capolini sferici giallo dorato dal diametro di 1,2-1,5 cm, profumati e disposti in gruppi di 2-6 all'ascella delle foglie. Il frutto è un legume lungo 6-25 cm e largo circa 1,5 cm, da grigio-biancastro a grigio-verde, ricoperto da una morbida peluria vellutata e nettamente ristretto tra i semi, tanto da ricordare una fila di perline o una collana. Al suo interno si trovano da alcuni a una dozzina di semi lisci, appiattiti e marrone scuro; un chilogrammo ne contiene 5000-16000.
Variabilità e sottospecie
La specie è eccezionalmente variabile e i botanici distinguono al suo interno nove sottospecie, che differiscono per la pelosità dei germogli e dei baccelli, la forma della corolla e le preferenze dell'habitat. Le forme ripariali, come la subsp. nilotica (valle del Nilo), la subsp. tomentosa (Sahel) e la subsp. indica (subcontinente indiano), crescono in pianure periodicamente inondate e lungo i corsi d'acqua, generalmente in aree con precipitazioni comprese tra 600 e 2300 mm. Le forme xerofile, tra cui la subsp. adstringens, la subsp. kraussiana e la subsp. leiocarpa, colonizzano savane aride e boscaglie con precipitazioni da appena 100 a 1500 mm. La sottospecie kraussiana è diffusa nell'Africa meridionale, dove forma caratteristici alberi dalla chioma a ombrello, mentre la subsp. cupressiformis dell'India presenta una chioma stretta e cipressiforme e viene talvolta piantata come pianta ornamentale.
Velocità di crescita e sviluppo
L'acacia nilotica cresce rapidamente, soprattutto in gioventù, quando investe la maggior parte dell'energia nell'apparato radicale. Nelle stazioni aride sviluppa una profonda radice fittonante che raggiunge le falde acquifere, mentre nelle aree alluvionali forma una vasta rete di radici laterali. Gli alberi iniziano a fiorire e fruttificare all'età di 5-7 anni e un esemplare di medie dimensioni può produrre ogni anno fino a circa 175 mila semi. La pianta ricaccia bene dal tronco e dalla ceppaia dopo il taglio, perciò nei Paesi d'origine viene gestita con turni brevi per ottenere legna da ardere e legname d'uso. Nella coltivazione in vaso in Europa la velocità di crescita è nettamente limitata e la pianta rimane per molti anni un arbusto o un piccolo alberello.
Fioritura e riproduzione
Nelle aree con una stagione secca ben definita, gli alberi fioriscono generalmente verso la fine di questa stagione o all'inizio della stagione delle piogge; in India il principale picco di fioritura si verifica nei mesi estivi e autunnali, mentre nell'Africa orientale avviene dopo le piogge. I fiori sono impollinati dagli insetti e visitati in abbondanza dalle api; l'acacia nilotica è considerata una preziosa pianta mellifera. I baccelli maturano alcuni mesi dopo la fioritura e non si aprono spontaneamente; in natura vengono mangiati da bovini, capre, antilopi ed elefanti, mentre i semi attraversano il tratto digestivo degli animali e vengono dispersi con le feci. Proprio questo meccanismo è responsabile dell'espansione della specie nei pascoli del Queensland, dove i bovini trasportano i semi per grandi distanze.
Esigenze ambientali e tolleranza
Vachellia nilotica è una specie termofila e altamente adattabile. Si trova dal livello del mare fino a circa 1300 m s.l.m., localmente anche più in alto, in climi con una temperatura media annua di 15–28 °C. Tollera sia una siccità di molti mesi sia inondazioni della durata di alcuni mesi: è una delle poche acacie che crescono su terreni argillosi e soggetti a rigonfiamento delle pianure alluvionali. Sopporta terreni salini e alcalini e un ampio intervallo di pH (5–8). Il suo punto debole è il gelo: le piantine e le giovani piante muoiono con le prime gelate, mentre gli alberi adulti mostrano solo una moderata e temporanea resistenza alle gelate leggere. Essendo una leguminosa, fissa l'azoto atmosferico grazie ai batteri azotofissatori presenti nei noduli radicali, perciò cresce anche su terreni poveri e ne migliora la fertilità.
Coltivazione nei climi temperati
Nelle regioni più fredde d'Europa, l'acacia nilotica si coltiva in vaso e in inverno viene trasferita in un ambiente luminoso e fresco. In estate richiede una posizione in pieno sole - sul terrazzo, sul balcone o in giardino - dove nelle giornate calde può essere annaffiata abbondantemente. Il substrato dovrebbe essere drenante ma fertile: una miscela di terriccio da giardino con sabbia e ghiaia, eventualmente con l'aggiunta di argilla, riproduce bene le condizioni naturali. La concimazione va effettuata con moderazione, poiché la pianta provvede autonomamente al proprio fabbisogno di azoto; un eccesso di concimi azotati provoca germogli deboli e allungati.
In inverno la temperatura ottimale è di 5–15 °C, con la massima quantità possibile di luce; le annaffiature vanno ridotte in modo che il substrato non si asciughi completamente, ma non rimanga nemmeno costantemente bagnato. Durante lo svernamento in un ambiente buio e fresco, la pianta può perdere le foglie, che ricrescono in primavera dopo il ritorno al sole. Le spine sui giovani germogli sono acuminate, pertanto durante il rinvaso e la potatura sono utili i guanti. La specie tollera bene la potatura e può essere allevata come alberello a tronco singolo, arbusto a più fusti o bonsai.
Utilizzi e importanza economica
L'acacia nilotica è uno degli alberi da utilizzo più importanti delle regioni tropicali aride. Dalla sua corteccia si ricava una gomma chiamata in India "gomma arabica indiana", utilizzata nella stampa, nella tintura, per incollare la carta e nella produzione di inchiostri e dolciumi. La corteccia interna contiene il 18–23% di tannini, mentre i baccelli ne contengono il 12–27%; per questo vengono utilizzati da secoli per la concia delle pelli e per tingere in tonalità dal marrone al nero. Il legno è pesante (circa 830 kg/m³), duro e resistente all'acqua e alle termiti; viene impiegato per attrezzi agricoli, ruote, componenti di imbarcazioni e mobili, oltre a essere un eccellente combustibile e carbone di legna. Le foglie, i giovani germogli e i baccelli sono un foraggio pregiato per bovini, capre e cammelli durante la stagione secca, sebbene l'elevato contenuto di tannini ne limiti la digeribilità. Nella medicina popolare, la corteccia, i baccelli e la gomma vengono utilizzati come astringenti contro diarrea e dissenteria, per fare gargarismi e per l'igiene dei denti; i giovani rametti sono tradizionalmente usati come bastoncini per pulire i denti.
Storia, etimologia e significato culturale
L’albero era conosciuto nell’antico Egitto, dove apparteneva alle più importanti specie arboree autoctone: forniva legno per imbarcazioni, utensili ed elementi costruttivi, mentre la gomma veniva utilizzata in medicina, nella pittura e come colla. Il nome del genere Acacia deriva dal greco akakia, nome con cui si indicava proprio questa pianta, probabilmente dalla parola akis, «spina». Il nome Vachellia commemora George Harvey Vachell, cappellano e collezionista di piante attivo in Cina nel XIX secolo. L’epiteto nilotica significa «del Nilo», mentre il sinonimo arabica, utilizzato da Lamarck e Willdenow, fa riferimento all’Arabia, da cui giungevano in Europa le spedizioni di gomma. In India l’albero è noto come babul o kikar, nell’Africa orientale e in Australia come prickly acacia, in Egitto come sant.
Al di fuori del suo areale naturale, la specie ha mostrato il suo secondo volto. Introdotta all’inizio del XX secolo nel Queensland come albero da ombra e da foraggio, negli anni ’50 e ’70 ha colonizzato vaste aree delle pianure erbose di Mitchell Grass Downs ed è stata inserita nell’elenco australiano delle infestanti di rilevanza nazionale. È considerata una specie invasiva anche alle Galápagos e su alcune isole del Pacifico. Nelle condizioni climatiche europee non può inselvatichirsi; tuttavia, questa storia illustra bene quanto sia plastico ed espansivo il nilotico.
A chi è destinata questa specie
L’acacia nilotica è una proposta per chi ama le piante con una storia e desidera avere nella propria collezione un albero noto dalla Bibbia, dalle tombe egizie e dai manuali di agroselvicoltura. È adatta ai collezionisti di piante delle regioni aride, agli appassionati di bonsai alla ricerca di una specie dalla corteccia scanalata che invecchia rapidamente e a chiunque disponga di una terrazza soleggiata in estate e di un luogo luminoso e fresco in inverno. La coltivazione non è impegnativa, se si garantiscono due condizioni fondamentali: molta luce solare e protezione dal gelo.
In sintesi
Vachellia nilotica (sin. Acacia arabica, Acacia nilotica) è un albero spinoso a crescita rapida delle regioni aride dell’Africa, dell’Arabia e dell’India, apprezzato per la gomma, i tannini, il legno e il foraggio, oltre che per i fiori dorati e profumati e i baccelli simili a una collana di perle. Tollera la siccità, le inondazioni e i terreni salini, ma non sopporta il gelo; per questo, nel clima temperato europeo, si coltiva in contenitore. La specie è ampiamente diffusa e comune nel proprio areale e non figura tra i taxa minacciati; in Australia e su alcune isole è addirittura considerata una pianta invasiva.