Pachycereus weberi - Cactus di Weber
Pachycereus weberi, noto in polacco come Cactus di Weber e in Messico come candelabro, cardón o chico, è uno dei cactus colonnari più imponenti al mondo. Questa specie arborea della famiglia delle Cactaceae sviluppa nella sua terra d'origine, nel Messico centro-meridionale, gigantesche sagome a candelabro alte diversi metri, composte da decine di fusti eretti, verde-bluastri, che si diramano da un unico tronco massiccio. Dove è presente in abbondanza, forma intere foreste di cactus, i cosiddetti cardonales, che conferiscono al paesaggio della Valle di Tehuacán-Cuicatlán un carattere unico, quasi surreale.
La specie fu descritta nel 1896 dal botanico americano John Merle Coulter come Cereus weberi e nel 1960 Curt Backeberg la trasferì nel genere Pachycereus, nome con cui è oggi riportata come nome accettato nel database Plants of the World Online (Kew). In letteratura si incontrano anche i sinonimi Cereus candelabrum, Lemaireocereus weberi, Ritterocereus weberi e Stenocereus weberi. Per i collezionisti di piante succulente, il Cactus di Weber è una pregiata specie ornamentale dal portamento architettonico, mentre in Messico rimane un'importante pianta utile, che da secoli fornisce frutti, semi, legname e ombra.
Descrizione botanica e portamento della pianta
Pachycereus weberi è un grande cactus arboreo, con portamento colonnare nelle piante giovani e a candelabro negli esemplari adulti. Gli esemplari maturi raggiungono 11–15 m di altezza, eccezionalmente fino a 16 m. Il tronco è corto e grosso: misura generalmente 0,6–2 m di altezza e 30–60 cm di diametro, conserva le vecchie areole e le spine, e dalla sua parte superiore si sviluppano numerosi fusti laterali, quasi paralleli ed eretti, fino a 90 nei soggetti più grandi. I fusti sono verde-bluastri, ricoperti da una pruina cerosa, con un diametro di 12–20 cm (fino a 40 cm alla base) e presentano 8–11 coste arrotondate alte 3,5–4,5 cm.
Le areole sono grandi, ellittiche o rotonde, con un diametro di 1–2,5 cm, ricoperte da feltro bianco o grigiastro e disposte ogni 1–4,5 cm. Da ciascuna possono svilupparsi fino a diverse decine di spine, anche se generalmente si distinguono una spina centrale e 6–12 spine laterali. La spina centrale è appiattita lateralmente, nerastra, nelle piante tipiche misura 5–6 cm, mentre in alcuni esemplari raggiunge anche 10 cm di lunghezza. Le spine laterali sono da bruno-rossastre a nere, generalmente lunghe 2–3 cm. Nelle parti più vecchie dei fusti le spine diventano grigie, mentre sulle giovani estremità sono più aghiformi ed elastiche. Il caratteristico contrasto tra le spine scure e la buccia verde-bluastra dei fusti è uno dei principali elementi ornamentali di questa specie.
Velocità di crescita e sviluppo
La crescita del Kaktus Weberi si sviluppa in fasi ben definite. Nei primi anni la piantina forma una singola colonna eretta, inizialmente con un numero ridotto di costole, che si ispessisce gradualmente e sviluppa la caratteristica patina bluastra. La ramificazione inizia solo nelle piante alte circa 2 m, quando dal tronco spuntano i primi rami laterali. Con il passare dei decenni il numero dei rami aumenta e la pianta assume la forma di un gigantesco candelabro. In natura questo processo dura molto a lungo e gli esemplari pienamente sviluppati sono autentici veterani dei loro habitat.
In coltivazione il ritmo di crescita è moderato. In piena terra, nei climi caldi e asciutti, la pianta cresce in modo evidente di anno in anno, mentre in vaso, nel clima temperato europeo, con una stagione più breve e fresca, dopo alcuni anni la colonna raggiunge solitamente un'altezza compresa tra una dozzina e alcune decine di centimetri. La quantità di sole, il calore e la durata del periodo di vegetazione attiva hanno un'influenza decisiva sul ritmo di crescita; per questo motivo il soggiorno estivo all'aperto produce i risultati migliori.
Fioritura e riproduzione
I fiori compaiono esclusivamente sulle piante grandi e mature, lateralmente vicino alle sommità dei rami; la specie non sviluppa un vero cefalio. I fiori sono imbutiformi, giallo-biancastri, lunghi 7–10 cm (raramente fino a 14 cm), con ovario e tubo fiorale ricoperti da piccole squame e lunghi peli giallo-brunastri. I tepali esterni sono bianco-giallastri e spatolati, quelli interni lanceolati, mentre lo stilo termina con 8–12 stimmi rosso-porpora. I fiori si aprono di notte e, negli habitat naturali, la fioritura avviene in inverno e all'inizio della primavera.
Gli studi condotti nella Valle di Tehuacán hanno dimostrato che Pachycereus weberi è autoincompatibile e produce frutti solo dopo le visite dei pipistrelli, sia nettarivori sia frugivori. I frutti sono oblunghi, lunghi 3,5–7 cm e larghi 3–6 cm, rosso-porpora, ricoperti da numerose setole giallastre, lunghe 0,5–2 cm, che però cadono. A maturità generalmente si aprono in quattro parti, rivelando una polpa rosso-porpora, semicarnosa e commestibile, con semi neri piriformi lunghi 2,5–3,5 mm. In natura i semi vengono dispersi da uccelli e pipistrelli. In coltivazione la specie si propaga per seme; gli esemplari grandi possono essere propagati anche facendo radicare i rami laterali.
Esigenze ambientali e tolleranza
Il Kaktus Weberi è endemico del Messico, dove è presente negli stati di Puebla, Oaxaca, Guerrero e Morelos, a quote comprese tra 600 e 1500 m s.l.m. Abita le foreste tropicali periodicamente secche, crescendo su pendii da moderatamente ripidi a ripidi e su basse colline, sia su terreni rocciosi e poco profondi sia su profondi depositi alluvionali. Nella Riserva della Biosfera Tehuacán-Cuicatlán forma popolamenti dominanti, con una densità di circa 150 esemplari adulti per ettaro. Il clima dei suoi habitat è caldo, con una stagione delle piogge estiva e un inverno lungo, secco e caldo, durante il quale le gelate sono rare.
Da queste condizioni deriva il profilo di tolleranza della pianta: sopporta il caldo intenso (oltre 30 °C senza danni), il pieno sole e la siccità prolungata, mentre tollera poco il gelo e non sopporta affatto la combinazione di freddo e umidità. Gli esemplari adulti in un substrato asciutto resistono per brevi periodi a circa -4 °C, tuttavia già con temperature prossime allo zero sulla buccia possono comparire antiestetiche macchie; per questo la temperatura minima sicura è 0 °C, mentre per le piante giovani è di 5–10 °C. La specie corrisponde alla zona di rusticità USDA 10 e alle zone più calde.
Coltivazione nei climi temperati
Nelle regioni più fredde d'Europa, Pachycereus weberi si coltiva esclusivamente in contenitore. In estate è preferibile collocare la pianta all'aperto, in pieno sole, ad esempio su una terrazza, un balcone o in giardino, proteggendola soltanto dalla pioggia prolungata. Il substrato deve essere minerale, molto drenante e con un pH prossimo alla neutralità: è indicata una miscela di terriccio per cactus con sabbia a grana grossa, ghiaia, pomice o lapillo. Si annaffia solo dopo che il substrato si è completamente asciugato, più spesso durante le ondate di caldo, ma sempre in modo che il vaso possa drenare liberamente l'acqua in eccesso.
Dalla fine di settembre si riducono gradualmente le annaffiature, accompagnando la pianta verso una fase di semiriposo; da ottobre a marzo la si mantiene quasi completamente asciutta in un ambiente luminoso e fresco, con una temperatura di 5–12 °C, come una serra, una veranda non riscaldata o il davanzale più luminoso. Lo svernamento in una stanza calda e buia porta all'allungamento e all'indebolimento dei fusti. Si concima con moderazione, solo durante la stagione di crescita e soltanto se la pianta non è stata rinvasata di recente; da settembre si interrompe la concimazione. Si rinvasa ogni 2–3 anni in un vaso leggermente più grande, profondo e pesante, ricordando di proteggere le mani dalle spine.
Utilizzo nel giardinaggio ornamentale
Il cactus di Weber è una pianta dal carattere fortemente architettonico. Già da giovane, una singola colonna dalla buccia verde-azzurra e dalle lunghe spine scure costituisce un elemento d'accento distintivo in una collezione di piante succulente, mentre gli esemplari più vecchi, con numerosi fusti e coltivati in grandi vasi, sono un'autentica decorazione per serre, verande non riscaldate e terrazze estive. Nel clima mediterraneo e in altre regioni calde del mondo viene piantato in giardini desertici e rocciosi, dove con il tempo forma sagome monumentali a candelabro accanto ad agavi, yucche, opunzie e altri cactus colonnari. La pianta si abbina bene all'architettura minimalista e alle superfici in ghiaia, mentre la sua tonalità bluastra crea un magnifico contrasto con le succulente verde scuro.
Significato culturale, storia ed etimologia del nome
Il nome del genere Pachycereus deriva dal greco pachys - spesso, e dal latino cereus - candela, colonna cerosa, descrivendo efficacemente i fusti massicci e simili a candele. L'epiteto specifico weberi commemora Frédéric Albert Constantin Weber (1830-1903), medico militare e botanico francese che durante l'intervento francese in Messico studiò i cactus locali e descrisse numerose specie. Il nome messicano candelabro richiama la forma a candelabro, mentre cardón è un termine comune per indicare i grandi cactus colonnari.
Per gli abitanti della Mixteca Baja e della Valle di Tehuacán, Pachycereus weberi è da secoli una pianta utile. I frutti, chiamati pitaya, vengono consumati freschi, trasformati in bevande rinfrescanti, marmellate e gelatine, mentre la polpa può essere fatta fermentare. I semi vengono macinati per ottenere una farina aggiunta alle tortillas e alla tradizionale salsa mole. Il legno del tronco e dei fusti viene utilizzato per costruire case, come base per i tavoli e come legna da ardere, mentre le piante stesse vengono lasciate nei campi per fornire ombra: è un esempio classico di gestione tradizionale, agroforestale, delle popolazioni selvatiche. In studi etnobotanici condotti a Santiago Quiotepec (Oaxaca), l'88% delle famiglie consumava i frutti di questa specie, mentre le eccedenze venivano vendute nei mercati locali.
Per chi è indicata questa specie e riepilogo
Il cactus di Weber è una proposta per gli appassionati di piante succulente che desiderano coltivare da seme un vero gigante del mondo dei cactus e osservare come da una piccola piantina si sviluppi una massiccia colonna glauca. La coltivazione non è difficile, purché si garantiscano pieno sole, un substrato drenante e uno svernamento fresco e asciutto: sono esigenze tipiche della maggior parte dei cactus desertici. La specie è consigliata ai collezionisti di cactus colonnari, ai proprietari di serre e giardini d'inverno, nonché a chi vive nelle regioni calde d'Europa, dove può crescere in piena terra. Occorre solo ricordare i lunghi aculei e il fatto che, con il tempo, la pianta avrà bisogno di un vaso grande e pesante.
Pachycereus weberi combina un portamento monumentale, fusti ornamentali verde-azzurri e aculei impressionanti con esigenze in realtà semplici: molto sole, poca acqua e calore. Nel clima temperato europeo è un cactus da coltivare in vaso, che in estate beneficia della permanenza all'aperto, mentre in inverno richiede una posizione luminosa, fresca e asciutta. L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica la specie come a minor preoccupazione (Least Concern) grazie all'ampio areale e alle popolazioni localmente numerose e stabili, sebbene parte del suo habitat venga trasformata per il pascolo del bestiame e la piccola agricoltura.